Interview

Intervista a Massimo Meda

Che tecnica è la Sua?

La tecnica che ho inventato ed affinato negli anni è fatta con un nuovo tipo di colore che metto in grande rilievo sulla tela. Con varie sovrapposizioni e plasmando questa materia do forma ai fiori, alla sabbia, agli alberi, al paesaggio, fino ad arrivare a dare un’emozione a chi guarda quello che ho chiamato il “tridimensionalismo”.

Come è fatto questo nuovo colore?

Per capirlo dovrebbe stare con me, per trent’anni nel mio studio, 10 ore al giorno. …Scherzavo! … Ma non tanto. Questo colore è frutto di tanto studio e di una evoluzione tecnica che non finisce mai, creda! Lo faccio come lo facevano gli antichi, pigmento puro, cioè polvere di colore che viene mischiata alla mia emulsione. Il pigmento che io prendo qua e là per il mondo è di qualità superiore e selezionatissimo; l’emulsione e l’elasticizzante ancora di più. Un tempo i pittori usavano il bianco d’uovo e la colla di coniglio, ora siamo nel terzo millennio.

Cosa le piace di più, suonare o dipingere?

Queste due arti si sono sempre evolute parallelamente ed io non posso fare a meno né dell’una né dell’altra, dipingo sempre ascoltando musica e attingo da questa le sfumature e i rilievi, così come l’emozione dei pianissimi e dei fortissimi di un Horowitz con il suo Steinway. Suono quando posso…

Perché ora non fa più concerti?

Franz Liszt diceva: “Dopo un giorno che non si studia, il pianista se ne accorge, dopo tre giorni se ne accorge il pubblico…”. Purtroppo se si vogliono fare le cose bene bisogna dedicarci molto tempo ed è per questo che a un certo punto della vita, dopo aver inciso i primi tre dischi, e con il successo sempre crescente nella pittura, ho deciso che dovevo seguire i colori. Un motivo che mi ha spinto a questo è stato anche il grande stress dei concerti: quando si suona davanti a mille persone non si può sbagliare! Il pubblico va preso con una forte personalità, se si vuole emergere! E poi i giornali, le critiche, bisogna stare molto attenti!

È molto impegnativo e bisogna sacrificare la vita, probabilmente non avrei avuto nemmeno una famiglia! Come si potrebbe averla se oggi suoni a New York, domani a Londra e dopodomani a Mosca? Nella pittura è tutto diverso, se un quadro viene male lo puoi anche buttare, e se un giorno non te la senti di dipingere, non sei obbligato a farlo, ma se il tal giorno a quell’ora devi suonare in concerto davanti a gente che ha pagato per sentirti, non puoi fare altro, devi suonare! E allora… non é come suonare a casa per gli amici… Ricordo che in un concerto al teatro Ariston a Sanremo persi 3 chili di peso mentre mi esibivo, ero molto teso, ma andò tutto bene.

Perché nei suoi quadri dipinge sempre dei pianoforti?

La mia nostalgia… i miei pianoforti. Non faccio più il pianista ma ci riuscivo molto bene, diceva il mio maestro Alberto Mozzati. Mi dispiace molto non aver intrapreso questa carriera artistica e questi pianoforti sono rimasti nei miei quadri a simboleggiare un po’ questa mia nostalgia.

Si è cimentato anche nella scultura, nell’architettura e nell’arredo…

Sì, ho sempre ammirato i grandi architetti e ho sempre avuto chiara l’idea delle forme delle cose e non solo il loro colore. Mi piacciono molto le forme grosse, pesanti… scolpite nella pietra, nel ferro o nel legno, e cosa c’è di più grande e più importante per l’uomo della scultura che lo contiene, per viverci dentro “la casa”, che si eleva grande e alta verso il cielo, verso Dio. Nel mio caso ho dedicato un pezzo di vita nella costruzione di questa casa, negli arredi che sono tutti disegnati, seguiti e resi vivi da me, con il mio colore e con i miei pensieri, nulla qui è convenzionale, tutto deve dare un’emozione forte, qui io e la mia famiglia ci stiamo bene. L’atmosfera, il colore, l’acqua, il fuoco, gli spazi, il sole e tutta l’arte che ci ho messo dentro, noi la sentiamo sempre, ogni volta che ci entriamo. Credo che una sedia, un tavolo, una scultura prendano vita solo quando l’artista ci mette dentro la sua personalità e tutti i suoi anni di esperienza nel capire, carpire dalla storia e inventare.

I suoi quadri trasmettono felicità, come riesce a dare questa sensazione?

Sì, é vero. Cerco e mi sforzo di dare felicità con i colori e le forme. Per dipingere così bisogna essere felici e trovare il bello anche nelle piccole cose.

Lei dipinge sempre la natura, ci spieghi il suo rapporto con le automobili.

Ci sono automobili che sono fatte per portarti da una parte all’altra della terra con il massimo confort, con la massima velocità e in totale sicurezza; ce ne sono altre invece che non sono fatte per questo, ma sono costruite per far godere l’uomo che si siede al volante per guidarle: “Le Ferrari”. Il rumore del motore, il contatto con la strada, la loro forma scavata dal vento ne fanno emozionanti sculture in movimento a cui non si può restare indifferenti; per questo dipingo con piacere anche queste bellissime automobili.

Cos’è per Lei l’artista?

L’artista è colui che inventa, crea e a volte infrange anche le regole dell’arte, ma pur essendo imitabile rimane sempre l’unico originale. Questo è l’artista.

Qualcuno l’aiuta a dipingere? Ha qualche allievo?
Pensa di insegnare questa tecnica ad altri?

Mi aiutano i miei figli Leonardo e Margherita, per loro non ci sono segreti, usano già i miei colori, ma si vedrà più avanti… Sarà il destino a decidere. Forse diventerò io il loro assistente… chissà…

Massimo Meda Interview

What is your technique?

The technique that I’ve invented and refined over the years is done with a new type of paint that I apply to the canvas in strong relief. Using several superimposed layers, I mold the material, shaping the flowers, sand, trees and landscape until I succeed in giving an emotion to everybody who looks at my picture. I define this type of technique “Three-dimensionalism”.

How is the new paint made?

If you like to understand how this colour is made you should spend 10 hours a day with me in my studio for thirty years.… I’m joking!… But only a little. The paint is the result of considerable study and endless technical development, believe me! I make it the way the old masters did, with pure pigment, colored powder that  is mixed with my own emulsion. The pigment that I get here and there throughout the world is of superior quality and very select; the emulsion and the elasticizer even more so. Once upon a time, painters used egg white and rabbit skin glue;  but now  we are now in the third millennium.

Do you prefer playing the piano or painting?

The two art forms have always been parallel developments; I couldn’t live without either one. I always listen to music when I paint and I try to bring my sensations back to live so I paint as to perform an unperceivable pianissimo or a fortissimo as horowitz did with his Steinway. I play piano when I can.

Why aren’t you doing more concerts now?

Franz Liszt used to say: “The pianist and the critic notices if you do not practise for one day, after three days the public too”. If you want to do something well, you have to dedicate a lot of time to it. That’s why, at a certain moment of my life, after havig recorded my three CD, I decided to dedicate all my time exclusively to colours: One of the reasons that made me also change my direction was the big stress I have when I give a concert; when you play for a thousand people, you can’t make mistakes! You have the attention and the public’s assent only if you play with emphasis, it’s the only way if you want to win. Newspapers and critics are also very important and severe. If I get on pianist career, probably I wouldn’t even have a family! How it is possible if one day you have to be in New York, another day in London or in Moscow?.Painting is completely different: If a picture turns out badly you can just throw it away;  if one day you don’t want to paint, you don’t have to: But when you give a concert to a public who paid a ticket, you have to play the best as you can! It’s different when I play for friends at home… I remember when I give a concert at Ariston theatre in Sanremo, it was 1989, I lose about 6 pounds. I was very nervous but I played very well.

Why do you always have pianos in your paintings?

I miss them…! I no longer perform as a pianist although  I played successfully as my teacher Alberto Mozzati said. I regret to have to give up this artistic career, it’s for this reason that the piano is always present on my canvas. I have nostalgia of it.

You’ve also tried sculpture, architecture and furniture design …

Yes, I admire and study the works  of the most important architects and I have a clear idea about shapes of things and not just their color. I also like large, heavy forms… sculpted in, stone, iron or wood. For me the most important expressive realization in sculpture is the house where to live, which rises high towards heaven ad God.  In my case, I dedicated a part of my life to the construction of this house, to the furnishings, all of which I designed, oversaw and brought to life with my paint and my thoughts. Nothing here is conventional. Everything has to excite some strong emotion. Here my family and I are happy. The atmosphere, the color, the water, the fire, the spaces, the sun and all of the art that I put inside, we feel it every time we enter. I believe that chairs, tables, sculptures take on life only when the artist invests them with his personality and with all his years of experience in acquiring understanding, borrowing from history and inventing.

Your paintings convey happiness; where do you get all of your positive energy from?

Yes, it’s true, I try to give emotions and happiness with my colours. I can paint like this because I’m happy and I find beauty  even in small things

You always paint nature.
Can you explain to us your relationship with automobiles?

There are cars that are made to carry you from one part of the earth to another with maximum comfort,  maximum speed and in total safety; but there are others that are not only made for such purposes, they are made to give pleasure to the man who sits behind the wheel and drives them, I am talking about “ Ferrari”. The noise of their engines, the way they hold the road and their wind-carved shapes constitute exciting sculptures in motion to which it is impossible to remain indifferent; so, I like painting them as well.

What is an artist for you?

An artist is who invents, creates and, at times, also violates the rules of art. Although he can be imitated, he is forever the sole original. This is what an artist is for me.

Does anyone help you when you paint? Do you have any apprentices?
Do you teach this technique to anyone?

My children Leonardo and Margherita help me, as far as they’re concerned there are no secrets; they already use my paints. But we’ll see… Fate will decide. Maybe I’ll become their assistant… who knows…

COPYRIGHT 2019 MASSIMO MEDA INTERNATIONAL ARTISTIC ACTIVITIES